Nota: Cantato da Domenico Lanza à Bagheria,
Sicilia. Registrato nel 1954 da Alan Lomax e Diego Carpitella.
Fino a non molti decenni fa, le merci venivano trasportate con il carretto:
si trattava di prodotti per la campagna, per l’edilizia, il concime, il
carbone, il sale, etc. Il carrettiere (mestiere ormai scomparso) attraversava
lunghi percorsi su “trazzere” o “straluna”(strade poco
agevoli) in completa solitudine, a volte per diversi giorni, avendo come unica
compagnia il cavallo e le canzoni. Erano suggestivi, arcaici ed elaborati i
canti che accompagnavano il duro lavoro del carrettiere fino ai “fondaci”,
luoghi in cui fermarsi per riposare, bere, condividendo con latri carrettieri
la fatica comune del mestiere. E non solo: nel fondaco i carrettieri si sfidavano
a chi sapesse il canto più bello, a chi aveva la migliore “carenzia” (cadenza),
una perfetta emissione vocale, il rispetto per il modello musicale tradizionale,
riscuotendo il rispetto dei compagni. Tutto il repertorio dei canti alla carrittera è complesso
e raffinato nelle trame, ma erano anche canti semplici, popolari che avevano
per base musicale il suono delle boccole di ruota, in bronzo, che battevano
durante la marcia contro le rondelle sull’asse delle ruote. Un suono simile
a quello delle campane (sebbene più basso), che era insieme l’emblema
e l’orgoglio dei carrettieri. Questi canti discendono direttamente dai “plan” (pianto,
lamento) dei trovatori provenzali, e la donna, che ne è la protagonista
nella maggior parte dei casi, è anche il soggetto dell’iconografia
del carretto, disegnata dentro un girasole per evidenziarne il carattere variabile.
Canto di carrettiere
Testo originale incomprensibile.
Nota: Cantato da Domenico Lanza à Bagheria, Sicilia. Registrato nel 1954 da Alan Lomax e Diego Carpitella. Fino a non molti decenni fa, le merci venivano trasportate con il carretto: si trattava di prodotti per la campagna, per l’edilizia, il concime, il carbone, il sale, etc. Il carrettiere (mestiere ormai scomparso) attraversava lunghi percorsi su “trazzere” o “straluna”(strade poco agevoli) in completa solitudine, a volte per diversi giorni, avendo come unica compagnia il cavallo e le canzoni. Erano suggestivi, arcaici ed elaborati i canti che accompagnavano il duro lavoro del carrettiere fino ai “fondaci”, luoghi in cui fermarsi per riposare, bere, condividendo con latri carrettieri la fatica comune del mestiere. E non solo: nel fondaco i carrettieri si sfidavano a chi sapesse il canto più bello, a chi aveva la migliore “carenzia” (cadenza), una perfetta emissione vocale, il rispetto per il modello musicale tradizionale, riscuotendo il rispetto dei compagni. Tutto il repertorio dei canti alla carrittera è complesso e raffinato nelle trame, ma erano anche canti semplici, popolari che avevano per base musicale il suono delle boccole di ruota, in bronzo, che battevano durante la marcia contro le rondelle sull’asse delle ruote. Un suono simile a quello delle campane (sebbene più basso), che era insieme l’emblema e l’orgoglio dei carrettieri. Questi canti discendono direttamente dai “plan” (pianto, lamento) dei trovatori provenzali.
Canto di carrettiere
Quando sono per strada
Vedo il paesaggio e le colline a gradini
Ma penso alla mia casa, al mio amore e al mio letto
Mio letto è fatto da molte rose e molti fiori
E conosco il mio letto come il fondo della mia tasca...
Note : Chanté par Domenico Lanza à Bagheria,
Sicile. Enregistré en 1954 par Alan Lomax e Diego Carpitella.
Il y a
quelques décennies, on transportait encore les marchandises en charrette
: les produits de la ferme, les matériaux de construction, les engrais,
le charbon, le sel, etc. Le charretier (un métier qui n’existe
plus) parcourait de longues distances à travers un terrain difficile.
Il était tout seul, parfois pendant plusieurs jours, et n’avait
que son cheval et des chansons pour compagnie et pour se distraire. Très
charmantes, archaïques et complexes, les chansons accompagnaient le charretier
dans son travail dur jusqu’à ce qu’il arrive à un
endroit où il pouvait se reposer, boire et rencontrer d’autres
charretiers. Aux points de rencontre, les charretiers ne faisaient pas que parler.
Ils se faisaient concurrence pour voir lequel d’entre eux connaissait
la plus belle chanson ou avait la plus belle voix, et le respect du modèle
musical traditionnel attirait l’admiration des autres. Tout le répertoire
de chansons de charretier a des intrigues complexes et élaborées,
mais il y avait aussi des chansons simples, des chansons populaires, dont le
fondement musical était le son produit par les anneaux de roue en bronze
qui battaient contre les rondelles sur l’essieu. C’était
un son semblable à celui des cloches (mais plus doux) qui était
le symbole des charretiers, et dont ils étaient fiers. Ces chansons tirent
leur origine des lamentations des troubadours de Provence.
La chanson du charretier
Quand je suis sur la route
Je vois le paysage et les collines en gradins
Mais je pense à mon chez-moi, à mon amour et à mon lit
Mon lit est fait de roses et de beaucoup de fleurs
Et je connais mon lit comme ma poche…